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IL TEVERE: NATURA E STORIA 

Estratto da pubblicazione CEA

L’UOMO E IL FIUME mezzo di trasporto naturale di acque e di uomini

La vicinanza del fiume Tevere offriva un immediato sbocco commerciale per i prodotti agricoli. Le navi fluviali, dette “caudicarie”, riuscivano a vincere la corrente del fiume grazie a dei buoi o bufali che le trainavano avanzando sull’argine sinistro. Il viaggio fino a Roma durava alcuni giorni e per questo motivo era necessario avere villaggi lungo il percorso per garantire delle soste e per procedere al ricambio degli animali stanchi.

Attraverso il fiume venivano trasportati i prodotti agricoli di cui era ricca questa zona  (olio, vino, fichi, grano) spesso provenienti dalle ville rustiche sorte lungo il suo corso, vere e proprie aziende agricole di supporto all'economia dell'Urbe. L’area di Dragona, Dragoncello, Monte Cugno presenta la più alta concentrazione di ville rustiche romane di tutto il territorio Ostiense. Gli scavi della  Soprintendenza Archeologica di Ostia (dott. A. Pellegrino 1982-1985) hanno evidenziato un sistema unitario di ville produttive;   ville imperiali suburbane, anche di grandi dimensioni (ville A, F, C), unitamente a fattorie repubblicane più modeste (E, G), dislocate lungo una vallata solcata da un corso d'acqua perenne proveniente dalla località "Monti di San Paolo". L'impianto fu favorito, oltre che dalla presenza dell'acqua, dalla felice posizione fra due importanti vie di comunicazione quali la via Ostiense ed il Tevere. Proprio lungo il fiume le indagini hanno individuato alcuni resti (area H) interpretati come possibile approdo fluviale e riconnessi allo scalo dei Saxa Puilia.

Aree golenali

Nelle aree umide temporaneamente allagate che accompagnano il corso di pianura troviamo formazioni boscose che costituiscono le naturali aree di espansione delle piene. . Le aree golenali sono soggette ad esondazioni regolari più o meno frequenti. Le acque di piena possono espandersi in queste aree e così si proteggono i centri abitati più a valle. Più le aree golenali sono ampie, migliore è la protezione che offrono a valle. Possono essere coltivate oppure lasciate all’evoluzione naturale che le trasformerà in boschi ripariali. È profondamente sbagliato, invece, occuparle, come è successo, con abitazioni e cantieri.

 

 

​Estratto da Paesaggio critico:

 

IDEA PARCO Fluviale

L’opportunità offerta dal Tevere, mezzo di trasporto naturale di acque e di uomini, non è solo una possibilità, ma una realtà già presente che va ad aprire scenari paesaggistici unici da regimare ai fini della usufruizione da parte degli amanti della vita all’aria aperta e della natura.

Date le già presenti potenzialità paesaggistiche e naturalistiche del territorio del Parco Fluviale del Tevere Sud, lo sforzo economico legato alla realizzazione di un simile sistema paesaggistico avrebbe la possibilità di concentrarsi solo sulla strutturazione, puntuale e lineare, di infrastrutture legate alla mobilità alternativa ed ad un servizio di trasporto pubblico/privato via fiume e via terra costituito da battelli  e navette elettriche. Sarebbe quindi opportuno mettere in evidenza le bellezze naturali dei vari ambienti con interventi minimi, per permettere ai cittadini di Roma ed agli eventuali turisti di usufruire ed apprezzare di luoghi unici a due passi dal Raccordo Anulare, e procedere quindi alla realizzazione di strutture ricettive poco invasive ed eco-sostenibili che possano creare un indotto economico legato al paesaggio, senza precedenti nella storia italiana.. L’esperienza appresa dai disastri speculativi realizzati sul territorio italiano e dagli studi che si sono succeduti al fine di trovare un metodo di tutela e valorizzazione paesaggistica del territorio, ci suggerisce che l’unico modo di pervenire all’auto-conservazione di luoghi naturali così vicini ad una metropoli come Roma, è quello di legare i luoghi ad una utenza turistica ed ai servizi conseguenti, così da creare uno scudo economico contro speculazioni non compatibili con il Genius Loci dei luoghi.

Contratti di fiume

Infrastrutture verdi e blu

Figura 3 - Stampa di H. van Cliven (metà XVI secolo) con l’attracco fluviale presso il castello di Ostia : sono visibili sulla destra una barca trainata da riva con il sistema dell’alaggio e sulla sinistra una capanna di forma circolare, del tipo indicato nei documenti d’archivio rinascimentali (Istituto Nazionale della Grafica, F. C. 10636, neg. 52794).

Il sistema difensivo

Ostium, l’attuale Ostia Antica, prima di diventare un porto fluviale, era un accampamento fortificato a difesa della laguna, dalla quale si ricavava il prezioso sale.  In Contrada Monte Cugno, che costituisce geomorfologicamente la Foce del Tevere in epoca preistorica sorgeva la città di  Ficana, già occupato nella tarda età del bronzo. La fondazione in epoca arcaica della città, menzionata da Plinio il Vecchio, è da porre in relazione con la volontà di controllare gli approvvigionamenti di sale, e di dominare un territorio strategicamente decisivo per Roma .

. Gli scavi archeologici hanno confermato la tradizione storiografica romana che documenta la perdita d'autonomia politica della città ad opera di Anco Marzio (640-610 a.c.), in relazione con la fondazione di Ostia e l’espansione di Roma verso il mare e la foce del Tevere per il controllo delle saline. In questo periodo l'aggere arcaico perse la sua funzione di fortificazione.

Nel XV secolo a difesa della foce sorse il Castello di Giulio II e una serie di torri di avvistamento furono dislocate lungo il litorale (Torre Boacciana, Tor San Michele, Torre Niccolina, Torre Alessandrina e Torre Clementina) e nell’entroterra (Torre di Dragona e Torre di Dragoncello) con la funzione di segnalare fin dentro Roma la presenza di pericoli provenienti dal mare, come riportato in una carta del '500 

La vegetazione fluviale

Le sponde del fiume Tevere sono soggette a una forte variazione del livello dell’acqua;quando l’acqua riempie il terreno, le radici di un gran numero di piante trovandosi sommerse deperiscono e con loro la pianta.

Salici, pioppi e ontani hanno invece evoluto la capacità di tollerare terreni intrisi d’acqua riuscendo così a colonizzare paludi, rive di fiumi e di laghi formando il bosco ripariale dal latino ripa che significa riva.

In primavera avanzata e in estate, quando il fiume comincia a diminuire la sua portata, nelle zone di ritrazione dell’acqua, spuntano una serie di piante annuali tra cui il vistoso giglio acquatico,le tife, il coltellaccio maggiore, alcune carici, la lisca lacustree nei settori fluviali caratterizzati da acque lente e poco profonde, la cannuccia di palude che forma estesi canneti. Il canneto possiede la capacità di rimuovere gli inquinanti dall’acqua, processo noto come fitodepurazione.  Nei tratti fluviali in cui il bosco è ancora presente gli alberi caratteristici sono il salice bianco,l’ontano, varie specie di pioppi tra cui il pioppo bianco, il pioppo canescente, il pioppo nero, il pioppo cipressino, il platano a cui si possono associare il fico, il sambuco, l’olmo, il nocciolo.

I paesaggi fluviali sono un elemento fondamentale dell’identità territoriale, un patrimonio inestimabile da tutelare e valorizzare.

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